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Quanto costa un chatbot per azienda, e perché tre preventivi non si somigliano mai

Di Marco Masut

Un chatbot aziendale è un software che risponde alle domande dei clienti al posto di una persona, sul sito o dentro WhatsApp. Quanto costa un chatbot per azienda è la domanda che arriva subito dopo, e la risposta onesta è che la cifra dipende molto meno da quanto è bravo il chatbot e molto di più dall'unità di misura con cui il fornitore la calcola. Tre preventivi per lo stesso identico lavoro possono differire di dieci volte senza che nessuno stia gonfiando il prezzo: stanno semplicemente contando cose diverse.

Quanto costa un chatbot per azienda: le tre unità di misura

I listini dei chatbot aziendali usano tre unità di misura, e sono queste a decidere il conto di fine anno molto più della cifra scritta grande in cima alla pagina. La prima è il canone fisso per spazio di lavoro, che non guarda quanto traffico fate. La seconda è il numero di conversazioni al mese. La terza è il prezzo per postazione a cui si somma una quota per ogni risposta che l'intelligenza artificiale porta a termine da sola.

I listini di tre fornitori diffusi, a confronto

I prezzi qui sotto sono quelli esposti sui listini ufficiali di Crisp, Tidio e Intercom, letti il 9 settembre 2026, e sono in dollari come li scrivono loro.

FornitoreUnità di misuraListino
Crispcanone fisso per spazio di lavoroMini 45 dollari al mese, Essentials 95, Plus 295. Posto aggiuntivo 10 dollari al mese
Tidioconversazioni fatturabili al meseStarter 24,17 dollari al mese con 100 conversazioni, Growth da 49,17 con 250, Plus da 300 più consumo
Tidio, agente Lyroconversazioni gestite dall'AIda 32,50 dollari al mese a partire da 50 conversazioni
Intercompostazione più risposta risoltaEssential 29 dollari per postazione al mese, Advanced 85, Expert 132, più 0,99 dollari per ogni risoluzione di Fin

Una nota che vale il tempo di leggerla: quando un listino espone una cifra con i centesimi, come i 24,17 dollari di Tidio, quasi sempre è il prezzo mensile del pagamento annuale anticipato. Chiedete la cifra del pagamento mensile prima di fare i conti.

La riga di listino che decide il conto: cosa viene contato come conversazione

La definizione di conversazione cambia da fornitore a fornitore, ed è la riga che sposta più soldi di tutte. Tidio definisce conversazione fatturabile qualsiasi conversazione via chat, ticket, email o canale social che contenga almeno un messaggio scritto da un operatore umano, e precisa che le risposte automatiche non vengono conteggiate: una conversazione toccata da una persona conta una volta sola, per quanti messaggi vengano scambiati. Intercom conta l'opposto, cioè l'esito: Fin viene addebitato 0,99 dollari quando il cliente conferma di aver risolto, quando non chiede altro dopo la risposta, oppure quando l'automazione arriva in fondo compresi i passaggi a un operatore, e l'addebito scatta una volta per conversazione indipendentemente da quante domande sono state affrontate.

Sono due filosofie opposte, ed è utile vederle affiancate. Un listino vi fa pagare quando l'intelligenza artificiale fallisce e deve intervenire una persona. L'altro vi fa pagare quando l'intelligenza artificiale riesce. Se il vostro chatbot risolverà molto da solo, il primo modello vi conviene. Se risolverà poco e servirà soprattutto a smistare, conviene il secondo.

Perché il listino non è il preventivo

Il canone del software è la parte piccola e pubblica del costo, il lavoro intorno è la parte grande e invisibile. Chiunque può leggere che Crisp costa 95 dollari al mese, e infatti nessuno litiga su quella cifra. Le differenze fra due preventivi nascono quasi sempre dalle tre voci che nel listino non compaiono: collegare il chatbot ai vostri dati, scrivere le risposte che dovrà dare e tenerle aggiornate quando cambiano prezzi, orari o condizioni.

Lo scarto fra il canone e il preventivo ha una spiegazione che vale anche fuori dai chatbot. Il software che fa parlare una macchina in italiano corretto è diventato una commodity, e il valore si è spostato tutto su chi lo attacca ai processi di un'azienda vera: è la stessa dinamica che ho raccontato scrivendo che il codice è diventato una commodity e vendere conta più che costruire. Quando confrontate due preventivi, quindi, non confrontate il canone. Confrontate quante ore di lavoro ci sono dentro e chi le farà.

Il numero da chiedere: il costo per conversazione risolta

Il costo per conversazione risolta è l'unico numero che rende confrontabili due preventivi scritti con unità di misura diverse. Si ottiene dividendo la spesa mensile totale, canone più consumo più le ore di manutenzione, per il numero di conversazioni che il chatbot ha chiuso senza che intervenisse una persona. Un fornitore serio ve lo stima prima di firmare e ve lo misura dopo tre mesi. Un fornitore che non sa dirvi quante conversazioni si aspetta di risolvere vi sta vendendo un'installazione, non un risultato.

Il costo per conversazione risolta vale anche per gli strumenti più autonomi, dove il conto non è nemmeno un canone ma cambia con quanto lavorano, e su come si mette un tetto di spesa prima di accenderli ho scritto per esteso in quanto costa un agente AI in azienda.

Cosa un chatbot non fa bene, per quanto lo paghiate

Un chatbot non sa niente della vostra azienda finché qualcuno non gliene parla, ed è la cosa che sorprende di più chi lo attiva. Il prodotto appena installato legge le pagine del sito e i documenti caricati a mano: lo stato di una spedizione, la disponibilità di un articolo o la posizione di una pratica stanno nel gestionale, e per farceli arrivare serve un'integrazione che si paga a parte.

Un chatbot non si assume nessuna responsabilità su quello che dice, e la responsabilità resta vostra. Sulle domande che impegnano l'azienda, prezzi in testa, conviene sempre far rispondere un testo fisso preso da una vostra fonte invece di lasciar generare la risposta al modello.

Un chatbot non è un agente, e confonderli è il motivo per cui molti progetti finiscono male: rispondere è un conto, prenotare un appuntamento o modificare un ordine è un altro, e la differenza fra le due cose l'ho spiegata in differenza tra chatbot e agente AI.

Un chatbot pubblicato su un sito porta con sé un obbligo che non riguarda il prezzo ma la pagina. Chi apre la chat deve sapere di stare parlando con un sistema di intelligenza artificiale, e l'avviso va dove si apre la conversazione: è l'articolo 50 dell'AI Act, e cosa comporta in pratica sta in obblighi di trasparenza dell'AI Act.

Come si legge un preventivo prima di firmarlo

Prendete il registro delle conversazioni degli ultimi tre mesi e contate quante richieste diverse arrivano davvero, non quante ne immaginate. Nella maggior parte delle piccole imprese le prime dieci domande coprono la gran parte del traffico, e questo numero decide se vi serve il piano da 45 dollari o quello da 295.

Al fornitore vanno poi chieste tre cose per iscritto, e sono tre domande che si fanno in cinque minuti. Cosa conta come conversazione fatturabile nel contratto, con la definizione esatta. Cosa succede al superamento del limite mensile, cioè se il chatbot si spegne o se scatta un addebito. Chi aggiorna le risposte quando cambiate un prezzo, e se quel lavoro è compreso nel canone o si paga a ore.

Il tetto di spesa si decide prima della funzionalità

Il tetto di spesa di un chatbot va fissato prima di attivare il piano, non dopo il primo conto a sorpresa. Gli articoli di questo blog li scrive una routine automatica che gira a consumo, e i prompt che la governano stanno nel repository del sito dentro automazione-blog/cloud-agent/: quando il conto dipende da quanto lavora il software e non da un canone fisso, la prima cosa da costruire non è la funzionalità, è il limite oltre il quale il software si ferma e avvisa qualcuno. Vale per una routine che scrive articoli e vale identico per un chatbot che risponde ai clienti.

Insieme al tetto di spesa va deciso dove finiscono le conversazioni dei vostri clienti e per quanto tempo restano lì. Un chatbot raccoglie richieste che contengono nomi, indirizzi e a volte numeri d'ordine, e il ragionamento completo sta in dove finiscono i dati che date all'AI.

Se il chatbot deve anche leggere il gestionale e portare a termine operazioni, quello è un progetto diverso, e lo trattiamo come tale nella pagina sugli agenti AI su misura per le aziende.

La domanda giusta da portare al primo incontro con un fornitore non è quanto costa il chatbot. È quante delle nostre conversazioni pensate di risolvere senza di noi, e cosa succede al conto se ne risolvete la metà.

Domande frequenti

Quante persone servono in azienda per far funzionare un chatbot?

Una sola, ma deve esistere davvero e avere il tempo assegnato. Il chatbot non richiede una figura tecnica: richiede qualcuno che legga ogni settimana le conversazioni andate male e corregga le risposte, e nelle piccole imprese è di solito la stessa persona che già segue i clienti. I progetti che si spengono dopo tre mesi sono quasi sempre quelli in cui questo compito non era di nessuno.

Chi risponde se il chatbot dà al cliente un'informazione sbagliata?

L'azienda che lo espone sul proprio sito, non chi ha venduto il software. I contratti dei fornitori di chatbot escludono quasi sempre la responsabilità sui contenuti generati dal modello, e la clausola sta nelle condizioni d'uso che si accettano all'attivazione. Vale la pena leggerla prima di firmare, soprattutto se il chatbot parlerà di prezzi, tempi di consegna o condizioni di reso.

Serve ancora un chatbot se rispondiamo già su WhatsApp?

Dipende da quante domande ripetute arrivano fuori orario. Un chatbot non ha senso per sostituire una persona che risponde bene in giornata, ce l'ha per coprire le stesse dieci domande alle undici di sera e nel fine settimana. Se il registro delle conversazioni mostra che quasi tutte le richieste arrivano in orario di ufficio e sono diverse una dall'altra, un chatbot aggiunge un costo e non toglie lavoro.

Conviene farselo costruire su misura invece di pagare un abbonamento?

Il modello di linguaggio costa poco, il lavoro intorno no. Sul listino di Anthropic un modello economico come Haiku 4.5 costa un dollaro per milione di token in ingresso e cinque in uscita, e Sonnet 5 due e dieci: la parte che pesa davvero nel su misura è chi costruisce le integrazioni, chi tiene aggiornate le risposte e chi lo ripara quando smette di funzionare. Il su misura conviene quando il chatbot deve parlare con sistemi vostri che nessun prodotto di listino sa raggiungere.

Quanto tempo passa prima che un chatbot cominci a rispondere bene?

Il tempo di riempirlo di risposte vere, che è quasi sempre più lungo dell'installazione. Attivare il codice sul sito è questione di minuti, mentre raccogliere le domande che i clienti fanno davvero, scrivere le risposte e correggere quelle sbagliate è un lavoro che si misura in settimane e non finisce mai del tutto. Il conto dell'abbonamento parte comunque dal primo giorno, quindi conviene preparare i contenuti prima di attivare il piano a pagamento.

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