Agenti AI · Guida pratica

Agenti AI: cosa sono, come funzionano e come si costruiscono

Un agente AI riceve un obiettivo, non una domanda. Lo scompone, usa strumenti veri per eseguirlo e va avanti da solo. Qui c'è cosa sono davvero, dove servono in azienda e dove invece costano più di quanto rendano.

Parliamo del tuo processoDomande frequenti ↓

Cosa sono gli agenti AI

La definizione più corta che conosco è questa: un agente AI è un sistema a cui dai un obiettivo invece di una domanda. Lo scompone in passaggi, decide quali strumenti servono per compierli, li usa, e va avanti finché non ha finito o finché non incontra qualcosa che non sa gestire.

Il salto rispetto a un assistente conversazionale non è la sofisticazione della risposta, è che l'agente agisce. Legge un'email, apre il gestionale, scrive una riga, manda una risposta. Un assistente ti spiega come fare una cosa, un agente la fa.

È anche il motivo per cui gli agenti sono un tema più delicato dei chatbot: uno che sbaglia una risposta ti fa perdere trenta secondi, uno che sbaglia un'azione ti mette un ordine sbagliato in produzione.

Agente AI e chatbot: la differenza in una riga

ChatbotAgente AI
RiceveUna domandaUn obiettivo
ProduceTestoAzioni su sistemi reali
DurataUn turno di conversazioneMolti passaggi, mantiene lo stato
StrumentiNessuno, o solo ricercaGestionale, CRM, email, file, API
Quando sbagliaDice una cosa sbagliataFa una cosa sbagliata
Serve perRispondereTogliere un passaggio umano

L'esempio che uso sempre: un cliente chiede a che punto è il suo ordine. Il chatbot risponde che controllerà. L'agente apre il gestionale, verifica lo stato della spedizione, aggiorna la scheda del cliente e manda la risposta con il numero di tracciamento.

Come si costruisce un agente che regge

Servono quattro cose, e la parte difficile non è quella che ci si aspetta. Il modello e il prompt sono il pezzo facile.

L'obiettivo va scritto in modo verificabile. Non "gestisci gli ordini" ma "per ogni email che contiene un ordine, inserisci le righe nel gestionale usando i nostri codici, e segna come completato". Se non sai dire quando l'agente ha finito bene, non puoi nemmeno sapere se funziona.

Gli strumenti sono le azioni che può compiere, con i permessi minimi necessari. Un agente che deve leggere ordini non ha motivo di poter cancellare anagrafiche. Ogni permesso in più è superficie di errore in più, e la tentazione di dare accesso ampio "per comodità" è il primo passo verso il primo incidente.

I limiti: quante iterazioni può fare prima di fermarsi, quanto può spendere, cosa non può toccare senza l'approvazione di una persona. Un agente senza tetto di iterazioni, davanti a un caso che non capisce, riprova all' infinito e brucia budget.

La gestione del fallimento è il punto dove si decide tutto, ed è quello che quasi nessuno progetta. Quando l'agente incontra un caso che non sa gestire deve fermarsi e mettere il lavoro in una coda di revisione, spiegando in chiaro cosa non torna. Non deve improvvisare e non deve completare a metà. Senza questo pezzo, alla prima eccezione l'ufficio smette di fidarsi e torna a fare tutto a mano, e il progetto è morto anche se il codice funziona.

Dove un agente conviene davvero

Non ovunque, e vale la pena essere netti perché in questo momento vengono proposti per qualsiasi cosa. Un agente ha senso quando il processo soddisfa tutte e tre queste condizioni.

  • Si ripete abbastanza spesso da giustificare il costo di costruzione.
  • Tocca più sistemi che non si parlano, e oggi c'è una persona che fa da ponte tra loro.
  • Richiede di leggere testo in forma libera e decidere in base al contenuto, non solo di spostare campi.

Se manca la terza condizione, spesso serve un'automazione tradizionale e costa molto meno: è il caso che descrivo nella pagina sull'automazione dei processi aziendali. Se manca la seconda, probabilmente basta un assistente conversazionale con le licenze giuste.

I casi in cui un agente vince davvero, nelle aziende che seguo, sono quasi sempre gli stessi: ordini e richieste che arrivano in formati diversi e vanno riversati in un gestionale, pratiche che richiedono di recuperare dati da più fonti prima di poter rispondere, controlli documentali dove qualcuno confronta a mano due carte.

I tre modi in cui un agente fa danni

Li metto in chiaro perché nessuno ne parla mentre vende, e sono l'unica parte che conta davvero quando si va in produzione.

Il primo è sbagliare in silenzio. L'agente agisce, il risultato sembra plausibile, e nessuno se ne accorge per settimane. È il rischio peggiore perché non ha sintomi. Si previene con un registro di ogni azione compiuta e con controlli automatici su quello che produce, non con un prompt migliore.

Il secondo è il permesso troppo largo. Se può scrivere ovunque, prima o poi scriverà nel posto sbagliato. Permessi minimi, sempre, anche quando è scomodo in fase di sviluppo.

Il terzo è l'assenza di una via d'uscita umana. Un flusso che non prevede il caso "non lo so" costringe l'agente a scegliere comunque, e la scelta sarà arbitraria.

Come ci lavoro

Costruisco software con agenti AI ogni giorno, ed è anche il modo in cui è stato costruito questo sito. Quando lo faccio per un'azienda il percorso è lo stesso della consulenza sull'AI: si parte misurando quanto costa oggi il processo, si verifica se soddisfa le tre condizioni qui sopra, e solo dopo si costruisce.

Capita spesso, e lo dico volentieri, che la risposta sia che un agente non serve: che basta collegare due sistemi, oppure che il processo va prima sistemato e poi automatizzato. Un agente costruito sopra un processo rotto automatizza il disordine.

Come lavoro lo vedi prima di pagarmi

Costruisco agenti AI ogni giorno e pubblico quello che imparo, errori compresi: puoi verificare come ragiono prima di parlarmi.

10.000+
follower su Instagram
8.200
follower su TikTok
Milioni
di visualizzazioni sui contenuti

Domande frequenti

Cos'è un agente AI?

Un agente AI è un sistema che riceve un obiettivo invece di una domanda, lo scompone in passaggi, decide quali strumenti usare per eseguirli e va avanti da solo finché non ha finito o finché non incontra qualcosa che non sa gestire. La differenza rispetto a un assistente conversazionale è che l'agente non si limita a produrre testo: legge un'email, apre il gestionale, scrive una riga, manda una risposta. Fa cose, non solo le descrive.

Qual è la differenza tra un agente AI e un chatbot?

Un chatbot risponde a un messaggio alla volta, dentro una conversazione, e produce testo. Un agente AI persegue un obiettivo che può richiedere molti passaggi, usa strumenti esterni per compierli e mantiene lo stato del lavoro tra un passaggio e l'altro. In pratica: il chatbot risponde a un cliente che chiede a che punto è l'ordine, l'agente controlla il gestionale, verifica la spedizione, aggiorna la scheda e manda la risposta. Il primo parla, il secondo lavora.

Come si crea un agente AI?

Serve definire quattro cose, e la parte difficile non è nessuna delle due che si immaginano. Primo, l'obiettivo, scritto in modo che sia verificabile. Secondo, gli strumenti a cui l'agente può accedere, con i permessi minimi necessari. Terzo, i limiti: quante iterazioni può fare, quanto può spendere, cosa non può toccare senza approvazione umana. Quarto, e qui si gioca tutto, cosa succede quando fallisce. Un agente senza gestione dell'errore non è un progetto, è un incidente in attesa.

Un agente AI serve davvero a una PMI?

Serve dove esiste un processo che si ripete, tocca più sistemi e oggi richiede a una persona di fare da ponte tra questi. Se il processo sta dentro un solo software, spesso basta un'automazione tradizionale e costa meno. Se richiede di leggere testo in forma libera, decidere in base al contenuto e agire su più sistemi, allora l'agente è lo strumento giusto. La domanda da farsi non è se serve un agente, è quale ponte umano si può togliere.

Quanto costa costruire un agente AI?

Il costo si divide in due voci che vanno tenute separate. La costruzione è un progetto e dipende da quanti sistemi vanno collegati e da quante eccezioni deve gestire il flusso. L'esercizio sono le chiamate al modello e lo strumento di orchestrazione, e per i volumi tipici di una PMI resta nell'ordine di poche decine di euro al mese. L'errore più comune è dimensionare sul costo di esercizio, che è basso, senza considerare che il grosso della spesa è capire e costruire.

Quali sono i rischi di un agente AI?

Tre, in ordine di frequenza. Il primo è l'agente che sbaglia in silenzio: agisce, il risultato sembra plausibile, nessuno se ne accorge per settimane. Il secondo è il permesso troppo largo: se può scrivere ovunque, prima o poi scriverà nel posto sbagliato. Il terzo è l'assenza di una via d'uscita umana: quando il flusso incontra un caso che non sa gestire deve fermarsi e chiamare una persona, non improvvisare. Si prevengono con permessi minimi, registro delle azioni e una coda di revisione, non con prompt migliori.

C'è un passaggio umano che si può togliere?

Se hai in mente il punto in cui una persona fa da ponte tra due sistemi, in mezz'ora capiamo se un agente ha senso o se basta molto meno.

Prenota una call | Solo aziende →Scrivimi via email
Marco Masut, Largo di Porta Cadore 5, 31029 Vittorio Veneto (TV)
[email protected]