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Creare immagini con l'intelligenza artificiale per il catalogo: cosa sostituisce il fotografo e cosa no

Di Marco Masut · aggiornato il

Creare immagini con l'intelligenza artificiale per un catalogo è far produrre a un modello le foto di un prodotto in ambientazioni diverse, partendo da fotografie vere dello stesso prodotto. Il 6 ottobre 2026 Google ha aggiornato la pagina di documentazione di Nano Banana 2.1, il suo modello per le immagini, e ha scritto che il testo dentro le immagini è reso meglio e che si possono dare fino a 14 immagini di riferimento. Per un negozio o un'azienda che vende prodotti è una novità che si può provare in una settimana.

Dire che il catalogo si fa senza fotografo promette più di quello che il modello dichiara di fare. Qui trovate cosa cambia davvero, quali immagini si possono delegare e quali no, e come si fa una prova senza rischiare la reputazione del negozio.

Cosa ha cambiato Google con Nano Banana 2.1

Nano Banana 2.1, identificato da Google con il nome gemini-nano-banana-2.1, è un modello che genera immagini a partire da testo, immagini, video o documenti PDF. La pagina ufficiale di Google per sviluppatori, aggiornata il 6 ottobre 2026, elenca tre novità che interessano un'azienda che vende prodotti.

Funzione dichiarata da GoogleCosa significa per un catalogo
Fino a 14 immagini di riferimentoSi può mostrare al modello lo stesso prodotto da più lati
Coerenza fino a 4 personaggi e fedeltà fino a 10 oggettiPiù articoli e più persone nella stessa scena senza che cambino aspetto
Resa del testo e degli schemi con infografiche più precisaEtichette, scritte e grafici dentro l'immagine sono più leggibili
Uscita in 1K, 2K e 4KLa definizione sale fino al 4K, la più alta prevista

La pagina non indica un prezzo e non dichiara garanzie sul risultato. Dice cosa il modello sa fare, non con quale affidabilità lo fa sul vostro prodotto.

L'intelligenza artificiale può sostituire il fotografo per le immagini che raccontano un contesto, ma non per quelle che dimostrano com'è fatto il prodotto. La differenza tra le due decide tutto.

Una foto su fondo bianco serve a far vedere il prodotto così com'è: colore, misure, finiture. Se un modello la ricostruisce, può cambiare una sfumatura o un dettaglio, e il cliente lo scopre quando apre il pacco. Una foto d'ambiente serve invece a far immaginare il prodotto in uso, e lì la fantasia del modello è un vantaggio.

Tipo di immagineConviene delegarla all'AI?Perché
Foto su fondo bianco del prodottoNo, o solo con controlloDeve coincidere con l'oggetto che arriva a casa
Foto d'ambiente, con il prodotto in una stanza o in usoSì, partendo da foto vereIl contesto è interpretazione, non dato tecnico
Immagini per social e inserzioniSìIl formato cambia spesso e si prova molto
Immagini con testo dentroCon riletturaLeggibile non vuol dire corretto

Chi vende online e vuole capire dove l'AI recupera ore nel resto del negozio trova il quadro completo in intelligenza artificiale per l'e-commerce.

Come creare immagini con AI partendo dalle foto di riferimento

Una prova sulle immagini di catalogo si fa con una decina di prodotti reali, scelti tra quelli che vendete di più, e con le fotografie che avete già. Il modello di Google accetta fino a 14 immagini di riferimento, quindi il lavoro preliminare è preparare quelle giuste.

Quali fotografie dare al modello

Servono scatti dello stesso oggetto da più lati: davanti, dietro, di profilo, un dettaglio ravvicinato di materiale e finitura, e una foto con una misura di riferimento accanto, come una mano o un metro. Più il prodotto ha forme riconoscibili, più il modello ha da dove partire e meno inventa.

Come si legge il risultato

Prendete ogni immagine generata e mettetela accanto al prodotto vero. Controllate colore, proporzioni, posizione delle cuciture, bottoni, logo e scritte. Una sola differenza visibile a occhio nudo basta a scartarla. Sulle prime dieci immagini segnate quante ne avete scartate e perché: quel numero vi dice se la strada regge sul vostro catalogo.

Il testo dentro l'immagine si può pubblicare senza rileggerlo?

Il testo dentro un'immagine generata si può pubblicare solo dopo una rilettura, anche quando è leggibile. Google dichiara un miglioramento della resa del testo, ma una scritta ben disegnata può comunque contenere una parola sbagliata, un prezzo diverso da quello del listino o una dicitura inventata.

La regola pratica è tenere fuori dall'immagine tutto ciò che ha valore commerciale o legale. Prezzi, promozioni, composizione, avvertenze e riferimenti normativi si scrivono nella scheda prodotto, dove li controlla il vostro sistema e li legge anche chi usa un lettore per non vedenti. Dentro l'immagine restano solo scritte decorative, e ognuna va riletta da una persona prima di andare online.

Cosa dice la legge sulle immagini create con l'intelligenza artificiale

Le immagini create con l'AI e pubblicate dal negozio non si dichiarano tutte allo stesso modo: l'obbligo riguarda soprattutto i contenuti che mostrano in modo verosimile persone, luoghi o eventi che non sono mai esistiti. Un fondo cambiato dietro un oggetto vero pone un problema diverso, quello di non far credere al cliente che il prodotto sia migliore di com'è.

Il caso per caso, con le scadenze e chi risponde di cosa, è nell'articolo sugli obblighi di trasparenza dell'AI Act per i contenuti pubblicati. Una foto d'ambiente con una persona che non esiste, usata come se fosse una cliente vera, è il caso da evitare a prescindere dalla norma. Per i dati dei clienti che finiscono nelle richieste ai modelli, vale il ragionamento di dove finiscono i dati che mandate a un servizio di AI.

Si comincia scegliendo dieci prodotti, una persona che li controlla e un confronto con quello che costa oggi una giornata di fotografo. Non serve un reparto informatico per la prova: bastano le fotografie, una persona con occhio per il prodotto e un'ora al giorno per una settimana.

Il confronto economico si imposta contando quante immagini nuove vi servono in un anno e quante ne scartate al controllo. La pagina del modello indica che esiste una modalità per elaborare molte richieste in blocco, la Batch API, ed è la strada che ha senso solo quando i prodotti sono centinaia. A quel punto non è più una prova ma un progetto: collegare il catalogo, le foto di riferimento e il controllo umano è il lavoro descritto in automazione dei processi con l'AI per le PMI.

Il costo di ogni immagine non lo trovate nella documentazione del modello, che rimanda alla pagina dei prezzi. Prima di impegnare un budget leggete quella pagina e fate il conto sul vostro volume. Se vi serve capire come si misura il ritorno di un progetto del genere, c'è il metodo in come si calcola il ritorno di un progetto di intelligenza artificiale.

Le immagini del catalogo sono una parte del lavoro di comunicazione: il resto, dai testi ai canali, è nell'articolo sull'intelligenza artificiale per il marketing aziendale in una PMI.

Fonte primaria: la pagina di Google per sviluppatori su Nano Banana 2.1.

Domande frequenti

Si può creare immagini con AI per un negozio online senza fotografare i prodotti?

No, serve almeno una serie di fotografie vere di ogni articolo. Il modello non conosce il vostro prodotto: lo ricostruisce da quello che gli mostrate, e se gli mostrate poco lo completa con ipotesi sue. La fotografia reale resta la base, e l'AI lavora sopra per cambiare l'ambientazione, la luce o il formato.

Il modello di Google tiene lo stesso volto o la stessa persona in tutte le immagini di una campagna?

Entro un limite dichiarato. Nella documentazione di Google la coerenza vale fino a quattro personaggi nella stessa richiesta, ed è indicata come funzione del modello, non come garanzia di risultato. Quando una campagna richiede lo stesso volto in decine di immagini, conviene controllarle una per una e scartare quelle in cui i tratti sono cambiati.

Quanto costa generare le immagini di un catalogo con l'AI?

La pagina del modello non riporta prezzi e rimanda alla documentazione dedicata, quindi la cifra va letta lì il giorno in cui decidete. Il calcolo si fa moltiplicando le immagini che vi servono per il numero di tentativi che di solito servono prima di averne una buona, e confrontando il totale con il costo di una sessione fotografica.

Le foto di catalogo generate con l'AI vanno dichiarate ai clienti?

Dipende da cosa mostrano. Se l'immagine raffigura in modo verosimile persone, luoghi o eventi mai esistiti, può ricadere negli obblighi di dichiarazione dell'AI Act. Se ritrae un prodotto reale in un ambiente costruito, il rischio è un altro: far credere al cliente che l'oggetto sia diverso da quello che riceve. Il caso per caso è trattato nell'articolo sugli obblighi di trasparenza.

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