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ROI di un progetto di intelligenza artificiale: il conto da fare prima di approvarlo

Di Marco Masut

Il ROI di un progetto di intelligenza artificiale è il rapporto fra le ore di lavoro che quel progetto restituisce ogni mese e quanto costa tenerlo acceso nello stesso mese. ROI sta per ritorno sull'investimento, ed è una divisione, non una previsione: si può fare prima di firmare, con numeri che un'azienda ha già in casa.

Secondo il comunicato Istat Imprese e Ict, anno 2025 pubblicato il 15 dicembre 2025, nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro l'8,2% del 2024 e il 5,0% del 2023. Nelle piccole e medie imprese la quota è passata dal 7,7% al 15,7%. Fra le imprese che un investimento lo avevano valutato e poi non lo hanno fatto, il 43,0% indica i costi elevati fra gli ostacoli e il 58,6% la mancanza di competenze adeguate.

Quel 43,0% merita una lettura meno ovvia. Non dice che l'intelligenza artificiale costa troppo: dice che in quelle aziende nessuno è riuscito a mettere il costo accanto a un beneficio misurato. Un costo senza un numero dall'altra parte sembra sempre alto, qualunque sia la cifra.

Perché il conto sul ritorno di un progetto di intelligenza artificiale torna quasi sempre sbagliato

Il conto sul ritorno di un progetto di intelligenza artificiale torna sbagliato perché mette a confronto due grandezze che non si misurano allo stesso modo. Da una parte c'è un costo certo, mensile e scritto su una fattura. Dall'altra c'è un risparmio stimato, annuale e raccontato a voce, di solito da chi ha interesse a venderlo.

I numeri di partenza sono il secondo punto debole, perché arrivano quasi sempre da chi vende. Le percentuali di risparmio che compaiono nelle presentazioni commerciali arrivano da aziende diverse dalla vostra, con volumi diversi e con un costo orario diverso. Non sono false, semplicemente non parlano del vostro caso.

Le ore di chi controlla non spariscono dal conto, cambiano nome

Le ore di chi controlla il lavoro dell'intelligenza artificiale restano dentro il processo anche dopo l'adozione, e sono la voce che fa saltare i calcoli fatti in fretta. Uno strumento che prepara una bozza in dieci secondi non elimina la persona che la rilegge prima che esca dall'azienda.

Il controllo umano pesa ancora di più dove il documento ha un valore verso l'esterno. Su un'offerta, su una fattura o su una comunicazione a un cliente, il controllo umano non è una precauzione facoltativa: è la ragione per cui l'azienda può firmare quel documento.

Le quattro voci che compongono il costo vero di un progetto

Il costo vero di un progetto di intelligenza artificiale si compone di quattro voci, e solo due compaiono nel preventivo che vi manda il fornitore. Le altre due arrivano dopo, quando il progetto è già acceso e la decisione è già stata presa.

Voce di costoCome viene fatturataQuando la si scopre di solito
Licenze e consumoa postazione oppure a consumo mensilesubito, è nel preventivo
Messa in operauna tantum, all'avviosubito, è nel preventivo
Ore di chi controllastipendio interno, mai fatturatodopo il primo mese di uso vero
Manutenzione e correzionia giornata oppure a canone annualeal primo cambio di processo o di fornitore

Le due voci in fondo alla tabella sono quelle che decidono se un progetto conviene. Il modo in cui un consumo mensile può crescere da solo l'ho messo in fila in quanto costa un agente AI in azienda, e la stessa dinamica sui preventivi dei fornitori è raccontata in quanto costa un chatbot per azienda.

Il canone si vede nel preventivo, la manutenzione no

La manutenzione di un progetto di intelligenza artificiale non è un guasto da riparare, è il lavoro di riallineamento che serve ogni volta che cambia qualcosa attorno. Cambia un modulo, cambia un formato di file, cambia il gestionale, e qualcuno deve rimettere a posto il collegamento.

Come si misura il ritorno di un progetto di AI senza un controllo di gestione

Il ritorno di un progetto di AI si misura con quattro numeri che un'azienda da dieci a duecento dipendenti possiede già, anche senza un ufficio che si occupi di controllo di gestione. Non serve un sistema di misurazione: serve un foglio e due settimane di pazienza.

I quattro numeri da segnare prima di partire

  1. Quante volte al mese si ripete il processo che volete automatizzare
  2. Quanti minuti richiede oggi, misurati con un cronometro su dieci casi veri e non ricordati a memoria
  3. Quanti minuti richiederà dopo, controllo umano incluso
  4. Il costo orario aziendale della persona che lo fa oggi, che è un numero che avete già in amministrazione

Il numero da stimare è il terzo, cioè i minuti richiesti dopo l'adozione, e va chiesto al fornitore per iscritto durante una prova, non dedotto da una presentazione commerciale.

Il conto fatto con numeri di esempio

Mettiamo un ufficio che prepara offerte. Duecento offerte al mese, quaranta minuti ciascuna: sono circa 133 ore mensili. Se dopo l'adozione ogni offerta richiede quindici minuti, rilettura compresa, le ore diventano 50. Il risparmio lordo è di 83 ore al mese, che moltiplicate per il vostro costo orario danno il lato del beneficio.

Dall'altra parte mettete le quattro voci della tabella, con la messa in opera divisa per dodici mesi. Un progetto si approva quando il rapporto è chiaramente sopra uno, non quando ci sta per un soffio: il margine serve a coprire quello che non avete previsto.

Quando il conto dice di lasciar perdere, e da quale processo conviene invece partire

Il conto dice di lasciar perdere quando il processo si ripete poche volte al mese, oppure quando cambia forma tutte le volte. Un'attività che capita dieci volte l'anno non restituisce abbastanza ore per ripagare una manutenzione annuale, per quanto fastidiosa sia da fare a mano.

Il conto non va nemmeno impostato quando il processo non è scritto da nessuna parte. Se tre persone lo eseguono in tre modi diversi, il numero di partenza non esiste, e quello che si automatizza è il disordine. Prima si mette in fila il processo, e spesso in quel passaggio si scopre che bastava una sequenza di regole fisse invece di un modello: la differenza l'ho spiegata in cos'è un workflow automatizzato.

Il processo da cui conviene partire davvero

Il processo giusto per il primo conto è quello noioso, frequente e con un risultato verificabile in pochi secondi. Noioso perché nessuno difenderà il modo in cui si è sempre fatto, frequente perché serve volume, verificabile perché dovete accorgervi subito quando sbaglia.

L'automazione che pubblica su questo blog la tratto con lo stesso criterio. Prima di scrivere una riga controlla un archivio di 3.589 frasi di ricerca misurate e 138 domande, e verifica che sul sito non esista già una pagina che risponde alla stessa domanda. Quel controllo non serve a scrivere meglio: serve a non pagare due volte per una pagina che poi si toglie posizioni da sola. È la stessa disciplina che uso prima di costruire un prodotto, e che ho descritto in come validare un'idea prima di costruirla.

Il conto fatto in due settimane costa molto meno del progetto sbagliato, e quasi sempre cambia il processo da cui si parte. Se volete che a impostarlo ci sia qualcuno che l'ha già fatto, è esattamente il lavoro che descrivo nella pagina sull'automazione dei processi aziendali. E se il dubbio è più a monte, cioè se il vostro settore sia in ritardo o meno, i numeri stanno in a che punto sono le PMI italiane con l'intelligenza artificiale.

Domande frequenti

Il fornitore può garantire per contratto il ritorno di un progetto di AI?

Un fornitore può garantire il funzionamento dello strumento, non il ritorno economico, perché il ritorno dipende da quanto l'azienda cliente lo usa davvero e da come riorganizza il lavoro attorno. Le clausole che promettono una percentuale di risparmio sono quasi sempre legate a condizioni di utilizzo che l'azienda non controlla. Conviene chiedere invece una garanzia sui tempi di risposta e sulla correzione dei malfunzionamenti, che sono verificabili.

Chi dovrebbe fare il calcolo del ritorno, il fornitore o l'azienda?

Il calcolo lo deve fare l'azienda, perché è l'unica che conosce il costo orario interno e quante volte al mese quel processo si ripete. Un fornitore che porta già il calcolo fatto sta presentando un argomento di vendita, non una misurazione, e i suoi numeri di partenza vengono da altre aziende. Il fornitore va usato per un'altra cosa: chiedergli quanto tempo serve a mettere in opera e quante giornate di assistenza prevede in un anno.

Come si calcola il ritorno quando l'intelligenza artificiale non fa risparmiare ore ma riduce gli errori?

Quando il beneficio è la riduzione degli errori, il numero da cercare è il costo medio di un errore già successo, non la percentuale di errori evitati. In un'azienda quel costo esiste già da qualche parte: una nota di credito emessa, una consegna rifatta, un'ora di un tecnico tornato sul posto. Si contano quanti casi simili ci sono stati nell'ultimo anno e si moltiplica. Se nessuno li ha mai contati, quello è il primo lavoro da fare, prima di comprare qualsiasi cosa.

Cosa conviene fare se dopo tre mesi il conto non torna?

Se dopo tre mesi il conto non torna, la domanda giusta è se il processo scelto era quello sbagliato oppure se lo strumento non fa quello che serviva. Sono due problemi diversi: nel primo caso lo stesso strumento può funzionare altrove in azienda, nel secondo va cambiato. Prima di rinnovare un canone annuale conviene rispondere, perché il rinnovo automatico è il punto in cui un progetto fermo diventa un costo che nessuno rivede più.

Un contributo pubblico cambia il calcolo del ritorno di un progetto?

Un contributo pubblico riduce il costo iniziale del progetto, non i costi che tornano ogni mese, e quindi sposta il calcolo meno di quanto sembri. Canoni, consumo e ore di chi controlla restano identici dopo il contributo. Il rischio concreto è approvare un progetto perché l'agevolazione copre la messa in opera, e ritrovarsi due anni dopo con una spesa ricorrente che senza quel contributo nessuno avrebbe accettato.

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