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Fare in casa o comprare un software di intelligenza artificiale: cosa stai pagando davvero

Di Marco Masut

Fare in casa o comprare un software di intelligenza artificiale è una decisione su chi si prende il lavoro di accorgersi che il sistema ha smesso di servire a qualcosa. Non è una decisione sul codice. Il codice è esattamente la parte che l'AI ha reso economica, e continuare a trattarlo come il centro della scelta porta a costruire cose che funzionano benissimo mentre puntano nella direzione sbagliata.

Lo dico da una posizione precisa: il blog che stai leggendo è scritto da un sistema che ho costruito io, e mi ha insegnato questa cosa nel modo più scomodo possibile.

Cosa è cambiato adesso che costruire costa poco

Costruire la prima versione di un software con l'intelligenza artificiale oggi costa un abbonamento e qualche settimana, e questo ha spostato la domanda invece di risolverla. Il listino pubblico dei piani Claude, letto il 10 settembre 2026, mette il piano Pro a 17 dollari al mese con fatturazione annuale, 20 se paghi mese per mese, e il piano Max a partire da 100 dollari al mese, tasse escluse. Sono cifre che una persona sola può firmare senza chiedere il permesso a nessuno.

Quando la costruzione costava sei mesi di stipendi, la domanda "lo facciamo o lo compriamo" era in gran parte una domanda di budget, e si rispondeva con un foglio di calcolo. Adesso il foglio di calcolo dà quasi sempre ragione al fare in casa, e per questo ha smesso di essere lo strumento giusto. Ho già messo in fila le voci di costo reali di un software costruito con l'AI, e la conclusione è che il listino copre la parte facile.

La parte difficile non è mai stata scrivere il programma. È tenerlo puntato su qualcosa che serve, mese dopo mese, quando nessuno guarda.

Fare in casa o comprare software AI: cosa paghi in un caso e nell'altro

La differenza vera fra fare in casa e comprare sta in chi si accorge dei problemi, non in quanto costa il primo mese. Un fornitore vende, insieme al programma, un reparto che riceve le segnalazioni degli altri clienti e sistema le cose prima che tu te ne accorga. Costruendo in casa quel reparto sei tu, e nessuno ti manda una mail quando smetti di farlo.

CosaFatto in casaComprato
Costo del primo meseabbonamento a un modello, da 20 a 100 dollaricanone per utente, di solito più alto
Quanto aderisce al tuo processoesattamente quello che vuoiquello che il fornitore ha deciso
Chi si accorge che si è rottotu, se lo controlliil fornitore, per tutti i clienti insieme
Chi si accorge che è diventato inutilenessuno, se non lo misurinessuno, ma non paghi lo sviluppo
Costo di uscitail tempo di chi lo ha scrittol'export dei dati, se è previsto
Cosa resta se la persona chiave se ne vail repository, se è documentatoil contratto

La riga che nei confronti online non compare mai

Chi si accorge che il software è diventato inutile è la voce che decide quasi sempre la scelta fra fare in casa e comprare, ed è quella che nei confronti online non compare mai. Un software comprato che smette di essere utile lo cancelli dal budget in un pomeriggio, perché ogni mese ti arriva una fattura che te lo ricorda. Un software fatto in casa che smette di essere utile continua a girare, perché funziona e perché non costa niente di visibile.

Esiste anche una terza strada che in questa tabella non entra, ed è quella che consiglio più spesso: non costruire un programma nuovo e non comprarne uno, ma aggiungere l'AI dentro il gestionale che l'azienda ha già. Costa meno di entrambe e ha il vantaggio che nessuno deve cambiare abitudini.

Il blog che stai leggendo è fatto in casa, ed è andata così

Il sistema che scrive questi articoli l'ho costruito io, e il repository lo dimostra: dentro automazione-blog/ c'è l'endpoint Python che gira su una VPS e il prompt della routine giornaliera, dentro .claude/skills/articolo/ ci sono i cinque file che contengono le regole di scrittura, e dentro scripts/geo/ ci sono diciotto script che misurano posizionamento e citazioni. Comprare l'equivalente non era possibile: nessun prodotto sul mercato scrive in italiano con le mie regole e pubblica sul mio dominio.

Il sistema ha funzionato. Il 17 agosto 2026 ho fatto fare un audit indipendente alle routine, e il verdetto tecnico è quello che vorrebbe chiunque: ventiquattro articoli in diciassette giorni, nessun fallimento tecnico, nessuna notizia inventata, nessun link rotto.

Il problema che nessun controllo tecnico vede

Il problema trovato dall'audit non era tecnico, ed è il motivo per cui questo articolo esiste. Su 3.589 parole chiave misurate nell'archivio del sito, quelle che contengono "claude" sono zero, e metà della produzione del blog puntava lì. La ricerca delle parole chiave, che le mie stesse regole dichiaravano obbligatoria prima di scrivere una riga, non era mai stata fatta: le routine giravano su una copia del progetto che quei dati non li conteneva.

C'era anche un guasto più banale e più grave. Per sei giorni la connessione di rete delle routine era quasi tutta chiusa, quindi ogni mattina scartavano le notizie migliori perché non riuscivano ad aprire le fonti. Quattro giorni su sei sono stati persi così. La documentazione di Anthropic lo dice a chiare lettere per gli ambienti cloud: l'accesso di rete è limitato per impostazione predefinita e può essere disattivato del tutto. Era scritto, e nessuno lo aveva letto perché il sistema sembrava sano.

Diciassette giorni di lavoro corretto nella direzione sbagliata. Un fornitore avrebbe fatto lo stesso errore, ma me lo avrebbe fatturato e io me ne sarei accorto guardando la fattura.

Le tre domande da farsi prima di scegliere un software AI

Prima di decidere se costruire o comprare un software AI, rispondi a queste tre domande per iscritto, perché sono quelle che il foglio di calcolo non contiene.

  1. Come faccio a sapere fra tre mesi che sta ancora servendo? Serve un numero, non un'impressione. Se non riesci a nominarlo adesso, il sistema non è misurabile e finirà come il mio: perfetto e inutile.
  2. Chi lo guarda, e quando? Metti in calendario un controllo a trenta giorni con una data vera. Il mio audit è arrivato dopo diciassette giorni e ha prodotto ottanta rilievi, dei quali i sette più importanti sono stati verificati uno per uno.
  3. Cosa succede se la persona che lo ha costruito sparisce? Se la risposta è "si ferma tutto", il fare in casa non è più economico del comprare, è solo un costo spostato più avanti nel tempo.

E poi una cosa concreta da fare oggi, se hai già qualcosa che gira da solo: apri l'ambiente in cui gira e controlla se ha accesso alla rete, prima ancora di controllare se produce output. Un sistema murato produce comunque qualcosa, e quel qualcosa sembra normale. Ne ho scritto le condizioni minime in come far girare Claude Code in automatico senza sorprese, e valgono per qualunque agente lasciato solo.

Quando il fare in casa conviene davvero

Rifarei la stessa scelta, e la rifarei sapendo che costa più di quanto sembra. Costruire in casa ha senso quando il processo che stai automatizzando è il tuo vantaggio competitivo, cioè quando comprare vorrebbe dire adottare il processo di qualcun altro. Per tutto il resto, comprare libera l'unica risorsa che l'AI non ha reso più economica, che è l'attenzione.

Il codice è diventato una commodity, e l'ho sostenuto quando era ancora impopolare spiegando perché vendere conta più che costruire. La conseguenza che si vede solo adesso è questa: se costruire è gratis, il vincolo si sposta su quante cose puoi permetterti di sorvegliare. Vale lo stesso ragionamento che si fa quando si mette un tetto di spesa a un agente AI in azienda, solo applicato al tempo invece che ai soldi.

Se stai valutando questa scelta su un processo che conta e vuoi qualcuno che ti dica dove il fare in casa si rompe, è esattamente il lavoro che faccio nella consulenza AI per aziende.

Domande frequenti

Un software AI fatto in casa vale qualcosa se un domani voglio vendere l'azienda?

Un software fatto in casa vale quanto la documentazione che si porta dietro, non quanto le righe di codice. Chi compra un'azienda valuta se il sistema può essere ripreso da qualcun altro in poche settimane, e la risposta sta nel repository: le regole scritte, i test, la cronologia delle decisioni. Un sistema che funziona ma che nessuno sa spiegare viene contato come un costo di migrazione, non come un valore.

Ha senso fare in casa se in azienda non c'è nessuno che sa programmare?

Ha senso solo se qualcuno in azienda sa descrivere il processo con precisione, che è una competenza diversa dal programmare e molto più rara. Gli strumenti attuali scrivono il codice partendo da una descrizione, quindi il collo di bottiglia si è spostato: il vincolo non è più chi scrive le righe, è chi sa dire cosa deve succedere in ogni caso limite. Se in azienda quella persona non c'è, il software fatto in casa nasce già ambiguo e nessun modello lo salva.

Come si scrive un contratto con un fornitore per non restare bloccati?

Il punto che conta in un contratto software non è il prezzo mensile ma l'uscita. Vanno messe per iscritto tre cose: in che formato ti restituiscono i dati se te ne vai, entro quanti giorni, e chi possiede le personalizzazioni pagate da te. Un fornitore che esita su queste tre domande sta dicendo che il suo modello di ricavo è il costo del tuo trasloco.

Si può partire comprando e passare al fatto in casa più avanti?

Sì, ed è spesso la sequenza più sensata, perché il primo anno serve a capire cosa serve davvero. La condizione è una sola e va posta all'inizio: i dati devono restare esportabili in un formato aperto. Chi compra prima e costruisce dopo arriva alla seconda fase sapendo esattamente quali funzioni usa, che è l'informazione che manca a chi costruisce subito.

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