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Integrare l'AI nel gestionale invece di comprare l'ennesima applicazione

Di Marco Masut

Rod Johnson, il creatore di Spring, ha pubblicato un framework open source per costruire agenti AI dentro le applicazioni scritte in Java. Si chiama Embabel, è alla versione 0.3.0 e la sua esistenza cambia una domanda che gli imprenditori si fanno da due anni. Integrare l'AI nel gestionale aziendale significa far girare le funzioni di intelligenza artificiale dentro il software che l'azienda usa già ogni giorno, invece di comprare un'applicazione separata a cui passare i dati. Fino a poco tempo fa la seconda strada era quasi obbligata. Adesso non lo è più.

Un framework è l'insieme di pezzi già pronti su cui i programmatori costruiscono un'applicazione, un po' come i moduli prefabbricati di un capannone. Quello che conta per voi non è il framework in sé, è chi lo ha fatto e per quale mondo.

Perché conta che sia arrivato in Java

Embabel nasce per la piattaforma su cui gira il software scritto in Java, e questo è il punto dell'intera vicenda. Il README del progetto lo descrive come un framework per costruire flussi di lavoro in cui un agente AI decide i passi, mescolando le richieste al modello con il codice e i modelli di dominio dell'applicazione, cioè con le regole e le entità che descrivono il vostro mestiere: la commessa, il lotto, il cliente, la scadenza. L'integrazione con Spring e Spring Boot è nativa, non un adattatore aggiunto dopo.

Per anni la costruzione di agenti AI è stata quasi solo una faccenda di Python, che è il linguaggio in cui nasce la ricerca sull'intelligenza artificiale ma non è quello in cui è scritta gran parte del software gestionale in circolazione. La conseguenza pratica di quella distanza la conoscete anche senza avere un reparto informatico: ogni volta che chiedevate di mettere l'AI dentro il sistema che usate, la risposta era che serviva costruire una cosa a parte e collegarla.

Quindi la domanda da fare non è su Embabel. È questa: in che linguaggio è scritto il nostro gestionale? Se la risposta è Java, quella scusa tecnica è appena diventata più debole, e chi vi assiste sul software ha uno strumento in più per lavorare dentro il sistema invece che accanto.

Dentro o accanto, la differenza che pagate voi

Un'AI messa accanto al gestionale lavora su una copia dei vostri dati, e ogni copia è un costo che nessuno mette a preventivo. C'è un altro abbonamento, un altro accesso da gestire quando una persona se ne va, un altro fornitore da chiamare quando qualcosa non torna, e soprattutto ci sono i dati che devono uscire da un sistema ed entrare in un altro. Nella maggior parte delle piccole aziende quel passaggio lo fa una persona, a mano, con un file esportato.

Un'AI messa dentro lavora sulle stesse informazioni e sulle stesse regole del programma che usate. Embabel descrive esattamente questo quando parla di mescolare le richieste al modello con il codice e i modelli di dominio: l'agente non riceve una fotografia dei vostri dati, sta nel posto dove i dati vivono.

C'è poi una scelta tecnica del progetto che vale la pena tradurre, perché tocca il motivo per cui molte automazioni si rompono dopo sei mesi. Embabel usa GOAP, che sta per Goal Oriented Action Planning ed è un algoritmo di pianificazione nato nei videogiochi, dove serve a far decidere ai personaggi cosa fare in base alla situazione del momento e all'obiettivo che hanno. Il README precisa che il sistema ripianifica dopo il completamento di ogni azione, così da adattarsi alle informazioni nuove e agli effetti dell'azione precedente. In pratica il flusso non è una sequenza fissa scritta una volta sola. È la differenza fra un'automazione che va riscritta ogni volta che cambiate una procedura interna e una che si adatta da sola entro i limiti che le avete dato.

Detto questo, va detto anche il resto, perché qui nessuno vi sta vendendo niente. Embabel è alla versione 0.3.0, è su Maven Central dalla 0.2.0, ha licenza Apache 2.0 e il progetto stesso si definisce in una fase iniziale con una tabella di marcia ambiziosa. Non è software su cui appoggiare la fatturazione dell'anno prossimo, e chiunque ve lo proponesse come tale andrebbe ascoltato con prudenza. Il valore per voi oggi non è il prodotto, è il segnale: il mondo del software aziendale si sta attrezzando per tenere l'AI dentro casa, e il fatto che a muoversi sia la persona che ha creato Spring dice quanto quel movimento sia serio.

Cosa chiedere al fornitore del vostro software

La cosa da fare lunedì mattina non è installare Embabel. Un'azienda da dieci a duecento dipendenti non ha motivo di toccarlo. Quello che potete fare è mandare cinque domande a chi vi mantiene il gestionale, e sono domande a cui un fornitore serio risponde in mezza giornata.

  1. In che linguaggio e con quale framework è scritto il nostro sistema?
  2. L'AI che ci proponete gira dentro il nostro sistema o accanto, e dove finiscono i dati che le passiamo?
  3. Supporta MCP? È lo standard con cui un modello AI si collega ad altri programmi, e Embabel lo integra nativamente insieme al protocollo A2A per far parlare fra loro agenti diversi. Un fornitore che non sa cosa sia è indietro di un anno.
  4. Come vediamo cosa ha fatto? Embabel integra OpenTelemetry, che è il modo standard di registrare cosa succede dentro un programma. Se il vostro fornitore non ha una risposta a questa domanda, non avrete modo di ricostruire un errore.
  5. Cosa succede quando sbaglia, e chi rivede il lavoro prima che esca?

La quinta è quella che si dimentica sempre ed è quella che fa la differenza fra un'automazione utile e un problema nuovo. Nel lavoro che faccio sugli agenti AI e su come si costruiscono in azienda la gestione delle eccezioni e la coda di revisione non sono un dettaglio finale, sono parte della progettazione insieme agli strumenti e ai permessi. Su questo blog ho già scritto perché conta decidere in anticipo quali permessi dare agli strumenti AI in azienda: un agente che vive dentro il gestionale è più utile proprio perché arriva a più cose, e per la stessa ragione va limitato con più attenzione di uno che sta fuori.

Da dove si comincia a integrare l'AI nel gestionale

Il primo processo da portare dentro il gestionale è quello che una persona ripete uguale ogni settimana e che oggi passa da un file esportato. Non il più importante e non il più visibile: il più noioso. È il posto dove un errore costa poco, il risultato si misura in ore risparmiate e il fornitore può darvi un preventivo vero invece di una proposta di trasformazione digitale.

Da lì la regola è una sola: se un progetto AI vi chiede di spostare i dati fuori dal sistema in cui stanno, chiedete perché, e pretendete una risposta che non contenga la parola integrazione senza spiegarla. A volte la risposta è buona e il progetto ha senso. Molto spesso è solo il modo in cui si è sempre fatto. Se state ancora decidendo da dove partire, la guida pratica all'AI per le PMI copre i passaggi che vengono prima di questa domanda, e vale la pena farli in ordine.

Il codice di Embabel è pubblico su GitHub, nel repository embabel/embabel-agent, e il vostro fornitore può guardarlo in dieci minuti. Voi non dovete. Dovete solo smettere di dare per scontato che l'AI vada comprata a parte.

Domande frequenti

Conviene integrare l'AI nel gestionale o comprare uno strumento separato?

Dipende da dove stanno i dati che servono all'AI per essere utile. Se le informazioni necessarie sono già dentro il gestionale aziendale, integrare evita di esportarle e duplicarle in un altro sistema. Uno strumento separato ha senso quando il processo da automatizzare non tocca i dati gestionali, per esempio la scrittura di testi o la ricerca di informazioni pubbliche.

In che linguaggio è scritto il gestionale della mia azienda?

Lo sa il fornitore che ve lo ha venduto o la società che lo mantiene, ed è una domanda legittima da fare per iscritto. I linguaggi più diffusi nel software gestionale sono Java, .NET, PHP e Python. La risposta cambia quali strumenti AI si possono innestare dentro il sistema esistente e quali invece obbligano a costruire qualcosa di separato.

Cos'è Embabel?

Embabel è un framework open source per costruire agenti AI dentro le applicazioni Java e Kotlin, pubblicato da Rod Johnson, il creatore di Spring. È distribuito con licenza Apache 2.0 ed è disponibile su Maven Central dalla versione 0.2.0. Il progetto si dichiara ancora in fase iniziale, quindi non è un prodotto pronto da comprare ma un segnale di dove sta andando il software aziendale.

Quanto costa aggiungere l'AI a un software che l'azienda già usa?

Non esiste un prezzo di listino, perché dipende da quanto il fornitore conosce il vostro sistema e da quante integrazioni servono. Quello che si può fare senza spendere niente è chiedere un preventivo per un solo processo, il più ripetitivo che avete, invece di un progetto di adozione dell'AI a livello aziendale. Il confronto onesto è fra quel preventivo e il canone annuo dell'ennesima applicazione separata.

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