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Intelligenza artificiale per le email aziendali: cosa conviene automatizzare e cosa no

Di Marco Masut

L'intelligenza artificiale per le email aziendali è un modo per leggere, smistare e riassumere la posta in ingresso, e per preparare bozze di risposta che una persona controlla prima di inviarle. Non è un modo per far gestire la corrispondenza a una macchina al posto vostro, e la distinzione conta perché quasi tutto quello che viene proposto oggi alle piccole e medie imprese promette la seconda cosa, mentre le ore vere si perdono nella prima.

In un'azienda da quindici a cento persone la posta elettronica è l'archivio dove finisce tutto: ordini, reclami, preventivi, documenti dei fornitori, richieste dei clienti e scadenze. Non è un canale fra i tanti, è il posto dove il lavoro entra. Ed è anche l'unico sistema aziendale su cui in Italia esiste un documento di indirizzo dedicato del Garante per la protezione dei dati personali, cosa che cambia il modo in cui conviene affrontare il problema.

Le ore della posta aziendale non se ne vanno nello scrivere le risposte

Le ore della posta aziendale se ne vanno nel decidere di chi è ogni messaggio e nel ritrovare quello che serve, non nel digitare il testo delle risposte. Scrivere una risposta a un cliente richiede due minuti. Capire se quella richiesta è già stata presa in carico da un collega, cercare il preventivo di marzo a cui il cliente si riferisce e stabilire se la cosa è urgente richiede molto di più, e va rifatto decine di volte al giorno.

La casella condivisa è il posto dove le richieste si perdono due volte

La casella condivisa, quella intestata all'ufficio invece che a una persona, è il punto in cui una richiesta si perde due volte. Si perde la prima volta perché nessuno la prende, dato che chi apre la casella vede messaggi già letti da altri e presume che qualcuno se ne stia occupando. Si perde la seconda volta perché chi risponde non sa cosa era stato promesso in precedenza, e il cliente si sente ripetere una domanda a cui aveva già risposto. Non è disattenzione: è che una casella condivisa non ha un modo nativo per dire chi ha in carico cosa.

Gli ordini e i documenti arrivano dentro gli allegati, non dentro il gestionale

Gli ordini e i documenti dei fornitori arrivano quasi sempre come allegati alla posta, e da lì qualcuno li ricopia a mano nel programma aziendale. È un lavoro invisibile perché è distribuito su tutta la giornata e su più persone, quindi non compare mai come voce di costo. Chi vuole vedere quanto pesa davvero può partire dal ragionamento su come si estraggono i dati dai PDF aziendali, che è esattamente lo stesso problema visto un passo più avanti.

Che cosa fa bene l'AI per email, e dove si ferma la bozza

L'AI per email fa bene quattro cose: smistare i messaggi in ingresso per tipo e urgenza, riassumere una catena lunga in poche righe, estrarre i dati strutturati che stanno dentro un ordine o una conferma, e preparare una bozza di risposta sui casi ripetitivi. Tutte e quattro producono un testo o una lista che una persona verifica in pochi secondi, invece di costruirla da zero.

La riga fra la bozza e l'invio, attività per attività

Questa tabella tiene ferma la linea fra quello che conviene far preparare a un sistema automatico e quello che resta a una persona.

Attività sulla posta aziendaleSi può far preparare a un sistema automaticoChi controlla prima che esca
Smistamento per tipo e urgenzaSì, con regole scritte da voiChi apre la casella, ogni mattina
Riassunto di una catena lungaSì, per interoChi deve decidere
Estrazione dei dati da un ordine allegatoSì, come bozzaChi inserisce nel gestionale
Segnalazione delle scadenze citate nel testoSì, per interoUfficio
Bozza di risposta su richieste ripetitiveSì, come bozzaChi firma la risposta
Invio autonomo al clienteNoResta a una persona
Risposta su prezzi e condizioni non a listinoNoResta a chi tratta

Il riassunto della catena lunga è la cosa che rende subito

Il riassunto di una catena di messaggi è il punto in cui un'azienda recupera tempo con meno fatica e meno rischio. Una trattativa che dura tre settimane produce venti messaggi in cui la cosa importante è detta una volta sola, di solito a metà. Chi deve subentrare, perché il collega è in ferie o perché la pratica passa di mano, oggi li rilegge tutti. Un riassunto che elenca cosa è stato chiesto, cosa è stato promesso e cosa manca resta un testo da verificare, ma parte da un punto molto più avanti del foglio bianco. La differenza fra qualcosa che legge e qualcosa che agisce sul serio sulle caselle è spiegata in cosa separa un chatbot da un agente AI.

Il vincolo che nessun fornitore vi mette nella presentazione

Il vincolo vero della posta aziendale non è tecnico ma di legge, e riguarda quanto a lungo si conservano i dati di funzionamento delle caselle dei dipendenti. Qui una piccola o media impresa italiana si gioca molto più di quanto si giochi scegliendo lo strumento, perché è la parte che non si sistema dopo.

I metadati della posta si conservano 21 giorni, non per sempre

I metadati della posta elettronica dei dipendenti, cioè i dati di funzionamento come mittente, destinatario, orario e dimensione dei messaggi, non si conservano a tempo indeterminato. Nel documento di indirizzo approvato con il provvedimento del 6 giugno 2024, il Garante per la protezione dei dati personali scrive che di norma quella conservazione non dovrebbe superare i 21 giorni, e che periodi più lunghi vanno giustificati dal titolare del trattamento con condizioni particolari, in applicazione del principio di responsabilizzazione. Quel documento arriva dopo una prima versione del 21 dicembre 2023 e dopo una consultazione pubblica aperta con il provvedimento del 22 febbraio 2024, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 marzo 2024.

Quando la posta diventa un controllo a distanza cambiano le regole

La raccolta generalizzata dei registri della posta per periodi estesi non è una scelta tecnica libera, perché da essa può derivare un controllo a distanza dell'attività dei lavoratori. In quel caso valgono le garanzie procedurali dell'articolo 4, comma 1 della legge 20 maggio 1970, n. 300, che individua in modo tassativo le finalità ammesse, fra cui esigenze organizzative e produttive e tutela del patrimonio aziendale, e richiede un accordo sindacale oppure un'autorizzazione pubblica. Il comma 2 dello stesso articolo tiene fuori da quei limiti gli strumenti che il lavoratore usa per rendere la prestazione. È una verifica da fare prima di attivare qualsiasi cosa sulla posta, non dopo, e va fatta insieme a chi tiene la documentazione privacy dell'azienda.

Le risposte ai clienti restano la cosa che non conviene delegare

L'invio autonomo di risposte ai clienti è la funzione che tutti i fornitori mostrano per prima ed è quella da tenere spenta più a lungo. Un messaggio che esce dal vostro indirizzo impegna l'azienda, e il cliente non ha modo di sapere se dietro c'era una persona. Sui prezzi e sulle condizioni il problema si vede subito: un modello linguistico produce una cifra plausibile, e la plausibilità in una trattativa sembra giusta finché non arriva il momento di rispettarla. Prima di caricare messaggi dei clienti dentro un assistente generico vale la pena sapere che fine fanno i dati che passano da un sistema di intelligenza artificiale e cosa dice oggi il Garante su l'uso dei dati aziendali con ChatGPT.

Le prime tre settimane, partendo da una casella sola

Le prime tre settimane cominciano da una casella sola e da un conteggio, non da un acquisto. Si sceglie la casella condivisa che riceve di più, di solito quella dell'ufficio commerciale o dell'amministrazione, e per due settimane si segna su un foglio quanti messaggi arrivano ogni giorno e in quali categorie ricadono: ordine, richiesta di preventivo, reclamo, documento di un fornitore, domanda di servizio. Alla fine avrete due numeri veri, il volume e la distribuzione, ed è da quelli che si capisce se il problema vale un progetto o si risolve con regole di smistamento fatte bene.

Le tre righe da scrivere prima di accendere qualcosa

Le regole di smistamento si scrivono prima dello strumento e sono tre righe. La prima dice quali parole o quali mittenti fanno scattare la segnalazione immediata a una persona, per esempio una contestazione formale o una scadenza entro pochi giorni. La seconda dice cosa il sistema può preparare da solo restando in bozza. La terza dice chi guarda ogni mattina quello che è rimasto in mezzo, con un nome e un orario. Un'automazione senza una persona a valle sposta il problema invece di toglierlo. Lo stesso metodo applicato all'azienda nel suo insieme è nella guida pratica all'AI per le PMI italiane, e il modo di agganciare tutto questo al programma che usate già è in come si integra l'AI nel gestionale aziendale.

Quanto costa, e la voce che cresce da sola

Il costo di un sistema sulla posta si divide in due voci da tenere separate fin dal preventivo: quanto costa metterlo in piedi e quanto costa tenerlo acceso. La seconda sorprende quasi sempre, perché un sistema che legge ogni messaggio in ingresso consuma in proporzione al traffico della casella, e una casella condivisa non ha un volume costante. Le voci da farsi mettere per iscritto da un fornitore prima di firmare sono elencate in quanto costa un agente AI in azienda.

C'è anche un motivo per cui oggi il preventivo di sviluppo pesa meno del canone, ed è lo stesso ragionamento che sta dietro l'idea che il codice sia diventato una commodity: costruire l'instradatore non è più la parte cara, tenerlo acceso e sorvegliato sì. Se preferite partire dai processi invece che dallo strumento, cioè decidere prima quali passaggi fra ricezione, smistamento, inserimento e risposta valgono un intervento, è il punto da cui comincia un lavoro di automazione dei processi aziendali con l'intelligenza artificiale.

Un'azienda che mette l'intelligenza artificiale a leggere la posta e la tiene lontana dall'invio recupera ore vere senza mettere in gioco niente. Il contrario affida a un sistema automatico l'unica cosa che i vostri clienti considerano una promessa scritta.

Domande frequenti

L'AI per email si può usare anche sulla casella PEC dell'azienda?

Tecnicamente la posta certificata è una casella come le altre, ma è anche quella dove una risposta automatica sbagliata costa di più, perché ci arrivano diffide, contestazioni e comunicazioni con una scadenza. L'uso onesto su quella casella è in lettura: far segnalare che è arrivato qualcosa con un termine dentro e riassumere di cosa si tratta. La risposta la scrive e la manda una persona, perché su una PEC il messaggio e le ricevute fanno fede.

Che cosa conviene chiedere al fornitore prima di attivare qualcosa sulla posta?

La domanda più utile riguarda la conservazione predefinita: per quanti giorni il servizio tiene i dati di traffico delle caselle e se quell'impostazione è modificabile da voi. Nelle offerte in abbonamento quel dato non compare quasi mai nella pagina dei prezzi, e capita che il valore di serie sia molto più lungo di quello che serve all'azienda. La seconda domanda riguarda dove vengono elaborati i messaggi e se il contenuto viene riutilizzato dal fornitore. Sono due risposte che vanno ottenute per iscritto prima della firma, perché dopo diventano un cambio di configurazione da negoziare.

Che differenza c'è rispetto al filtro antispam che l'azienda ha già?

Il filtro antispam decide se un messaggio è posta indesiderata e si ferma lì, con due esiti possibili. Un sistema di lettura basato su modelli linguistici lavora sul contenuto dei messaggi che sono legittimi: capisce che quello è un ordine, che quell'altro è un reclamo e che il terzo chiede una scadenza. Sono due lavori diversi e il secondo tocca il testo delle comunicazioni aziendali, quindi non eredita le regole con cui era stato acceso il primo.

Come si capisce dopo tre mesi se il sistema sta rendendo davvero?

I numeri da guardare sono due e nessuno dei due è il numero di messaggi elaborati. Il primo è quanto tempo passa fra l'arrivo di una richiesta e il momento in cui qualcuno la prende in carico, che è la cosa che il cliente percepisce. Il secondo è quante volte le bozze preparate vengono riscritte da capo invece che corrette: se restano molte, le regole sono sbagliate e non serve cambiare strumento. Entrambi si misurano su un campione di una settimana, senza bisogno di una relazione del fornitore.

Conviene uno strumento in abbonamento o qualcosa costruito su misura?

Sotto un certo volume di posta l'abbonamento vince quasi sempre, perché il costo fisso di un progetto non si ripaga su venti messaggi al giorno. Il su misura comincia ad avere senso quando le regole di smistamento sono vostre e specifiche, quando i messaggi devono finire dentro un programma che usate già, oppure quando la posta contiene materiale che non volete far uscire dall'azienda. La domanda da farsi prima è quante ore costa oggi quel lavoro, non quanto costa lo strumento.

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