Capire se un testo è scritto dall'AI non si fa guardando il file
Un rilevatore AI che cerca i segni nascosti dentro il file è un controllo che non regge, e adesso c'è un progetto pubblico che lo mostra nero su bianco. I marchi di provenienza AI sono i segni che gli strumenti di intelligenza artificiale lasciano dentro un testo o dentro un file per dichiarare che l'hanno prodotto loro, e capire se un testo è scritto dall'AI oggi vuol dire quasi sempre andarli a cercare. Si chiama watermarks-remover, sta su GitHub a nome di guillaumemeyer, è scritto in Python, è gratuito e riutilizzabile con licenza MIT e ha superato le diecimila stelle, il segnalibro con cui gli sviluppatori marcano i progetti che ritengono interessanti. La descrizione che il progetto dà di sé è esplicita: rimuove i marchi di provenienza AI di più fornitori, dall'igiene del testo Unicode ai metadati C2PA di PNG, JPEG, SVG, PDF, DOCX, HTML e Markdown.
Non è una notizia da informatici. È una notizia per chiunque, in azienda, riceva documenti dall'esterno e in questi mesi si sia fatto la domanda se dietro ci fosse una persona.
Cosa si toglie davvero, e cosa invece resta
Il progetto watermarks-remover distingue tre livelli, e la distinzione è la parte utile perché dice esattamente quanto vale ciascun controllo. Il primo livello, che il progetto chiama Layer A, riguarda i caratteri invisibili dentro il testo: spazi a larghezza zero, spazi esotici, caratteri bidirezionali, tag Unicode. Qui il progetto dichiara di lavorare con script Python deterministici, cioè con una procedura che dà sempre lo stesso risultato e non dipende da un modello. Il secondo livello sono i metadati dei file, cioè le informazioni che un documento si porta dietro senza mostrarle nel contenuto: C2PA, EXIF, XMP e proprietà del documento, tolti da PNG, JPEG, WebP, SVG, PDF, DOCX, ODT, HTML e Markdown.
Il terzo livello è quello che il progetto ammette di non risolvere in modo pulito, ed è la parte onesta della documentazione. I marchi statistici, quelli infilati nella scelta stessa delle parole, vengono indicati come best-effort per Claude, per Gemini e il suo SynthID e per i modelli open source, cioè con un risultato tentato e non garantito. La documentazione del progetto spiega perché, e vale la pena leggerla per intero: "Stripping a statistical mark requires rewriting a substantial fraction of the text, sentence by sentence, not section by section", e più avanti "Rewording degrades the copy". Tradotto, per togliere un marchio statistico bisogna riscrivere una parte consistente del testo frase per frase, e la riscrittura peggiora quello che avete scritto.
Il progetto elenca anche cosa resta fuori dalla sua portata: le marcature dentro i file audio e video, quelle che dopo la rimozione dei metadati vanno a ripescare le informazioni di provenienza su un server esterno, e i marchi statistici forti quando il testo è stato ritoccato solo in superficie. E aggiunge una riga che nessuno dei due schieramenti citerà volentieri: non garantisce che i rilevatori dei fornitori falliranno. Sul piano dell'uso, il disclaimer dice che il progetto è pensato per contenuti di cui si è proprietari o autorizzati a trattare, e non per frodi accademiche o false dichiarazioni di paternità umana.
I rilevatori AI funzionano davvero?
Un rilevatore AI vale quanto vale il segnale che va a cercare, e i tre livelli descritti dal progetto watermarks-remover hanno resistenze molto diverse fra loro. È la ragione per cui la domanda "funzionano" non ha una risposta sola.
| Cosa cerca il rilevatore | Come viene tolto | Quanto vale come prova |
|---|---|---|
| Caratteri invisibili nel testo | Procedura deterministica, sempre lo stesso risultato | Niente, se il file è passato da uno strumento di pulizia |
| Metadati del file (C2PA, EXIF, XMP) | Procedura deterministica, e spariscono anche da soli | Niente, l'assenza è la condizione normale |
| Marchi statistici nelle parole | Tentato e non garantito, richiede riscrivere frase per frase | Un indizio, mai una prova |
La riga che conta è l'ultima, ed è anche quella che il progetto tratta con più onestà: togliere un marchio statistico obbliga a riscrivere una parte consistente del testo, e la riscrittura peggiora il risultato. Chi lo fa paga un prezzo sulla qualità di quello che consegna.
Resta il punto che vale per tutti e tre i livelli. Un rilevatore AI che non trova niente non ha dimostrato che dietro c'è una persona: ha dimostrato che non ha trovato niente. Sono due frasi diverse, e in azienda vengono confuse tutti i giorni.
Perché per un'azienda cambia il modo di controllare i documenti
La conseguenza pratica è una sola e conviene dirla senza ammorbidirla: l'assenza di un marchio non prova niente. Se in azienda qualcuno oggi apre un file, non trova segni di intelligenza artificiale e ne conclude che l'ha scritto una persona, sta facendo un controllo che dà un risultato rassicurante indipendentemente dalla realtà. È il tipo di verifica peggiore che esista, perché produce un timbro senza produrre informazione.
C'è un secondo motivo, più banale e più diffuso del primo, per cui quel controllo non funziona. I metadati di un file spariscono da soli, tutti i giorni, senza che nessuno voglia nascondere niente. Un documento riesportato in PDF, un'immagine passata da una chat, una schermata catturata al volo: in tutti questi casi le informazioni di provenienza non arrivano dall'altra parte. Quindi un file senza metadati C2PA o EXIF è la condizione normale della maggior parte dei documenti che ricevete, e trattarla come un indizio significa sospettare di tutti e non accorgersi di nessuno.
Su questo blog ho già preso posizione una volta, scrivendo degli obblighi di trasparenza dell'AI Act per i contenuti pubblicati: la strada più economica per un'azienda non è appiccicare etichette, è assegnare a ogni contenuto una persona che se ne assume la responsabilità prima che esca. Quello che il progetto watermarks-remover aggiunge è che quella non era solo la strada più economica. Era anche l'unica che regge, perché è l'unica che non dipende da un segno dentro un file.
E vale la pena essere precisi su una cosa, perché il tema si presta all'allarme facile. La marcatura automatica dei contenuti non diventa inutile: continua a servire ai fornitori di modelli, alle piattaforme e a chi deve tracciare i propri contenuti a valle. Diventa inutile come prova in mano a chi riceve un documento e non sa chi glielo ha mandato. Sono due usi diversi, e il secondo non ha mai avuto le gambe per stare in piedi.
Cosa controllare al posto del file
La sostituzione da fare è netta: si smette di controllare l'oggetto e si comincia a controllare il processo che lo ha prodotto. Tre cose concrete, nessuna delle quali richiede competenze informatiche interne.
- Chiedete il file nel formato originale, non il PDF. Un documento Word con le revisioni attive o un Google Docs con la cronologia delle versioni raccontano come è nato quel testo, e sono informazioni che vivono fuori dal file finale. Chi consegna una prova scritta, un capitolato o una relazione può mandarvi il documento vivo invece dell'esportazione: se non vuole, quella è già una risposta.
- Mettete quindici minuti di conversazione dove oggi c'è un controllo automatico. Vale per un candidato, per un consulente e per un fornitore. La domanda non è "l'hai scritto tu", che è inutile perché la risposta è sempre sì. La domanda è perché ha scelto una strada e non un'altra, e cosa succederebbe cambiando un vincolo. Chi ha lavorato davvero su un documento risponde in trenta secondi.
- Nel contratto scrivete chi risponde, non cosa è vietato. Una clausola che vieta l'uso dell'AI non è verificabile e quindi non protegge nessuno. Una riga che indica il nome e cognome della persona che si assume la responsabilità del contenuto consegnato, quali che siano gli strumenti usati per produrlo, è invece accertabile e sposta il rischio dove deve stare. È la stessa logica delle domande da mettere per iscritto ai fornitori di software: non si controlla il prodotto, si controlla chi lo consegna.
Un caso a parte sono le fotografie usate come prova, dalle perizie ai sinistri agli stati di avanzamento dei lavori. Lì il file da solo non basta più, perché EXIF e C2PA si tolgono con un comando e spesso spariscono anche da soli. Serve un riscontro che non stia dentro l'immagine: una data e un luogo dichiarati da chi la manda, un secondo scatto, la corrispondenza con un documento indipendente. Se state costruendo procedure interne su questo tipo di verifiche, è esattamente il genere di cosa che guardo quando faccio consulenza sull'AI dentro i processi aziendali, perché è una regola organizzativa e non un acquisto di software.
Chi vende oggi la certezza di riconoscere un contenuto generato dall'AI sta vendendo qualcosa che un progetto con licenza MIT e diecimila stelle smonta in un pomeriggio. La fiducia in un documento non è mai stata dentro il documento, e adesso abbiamo la prova pubblica che non ci tornerà.
Domande frequenti
Esiste un modo sicuro per sapere se un documento è stato scritto con l'AI?
No, non esiste un controllo che dia una risposta certa guardando il documento. I marchi di provenienza che gli strumenti AI lasciano nei testi e nei metadati dei file sono rimovibili, e il progetto open source watermarks-remover lo fa in modo deterministico per la parte Unicode e per i metadati C2PA, EXIF e XMP. L'assenza di un marchio non prova che dietro ci sia una persona.
Cosa sono i metadati C2PA di un file?
I metadati C2PA sono informazioni di provenienza allegate a un file per dichiarare da dove viene e come è stato prodotto. Vivono dentro il file insieme a EXIF e XMP, e per questo si tolgono insieme al resto dei metadati. Il progetto watermarks-remover li rimuove da PNG, JPEG, WebP, SVG, PDF, DOCX, ODT, HTML e Markdown.
Posso vietare per contratto ai fornitori di usare l'AI nei documenti che mi consegnano?
Potete scriverlo, ma è una clausola che non siete in grado di verificare, quindi in pratica non protegge niente. La clausola che regge è un'altra: indicare chi risponde del contenuto consegnato, con nome e cognome, indipendentemente dagli strumenti usati per produrlo. La responsabilità si accerta, il divieto no.
Un rilevatore AI dice con certezza se un testo è generato?
No. Un rilevatore AI che lavora sui caratteri invisibili o sui metadati del file guarda proprio i due livelli che il progetto watermarks-remover dichiara di rimuovere con procedure deterministiche, cioè che danno sempre lo stesso risultato. Restano i marchi statistici, quelli nascosti nella scelta delle parole, che sono più difficili da togliere: su quelli il progetto dichiara un risultato tentato e non garantito, e scrive di non garantire che i rilevatori dei fornitori falliranno. In pratica un esito negativo non prova niente, mentre un esito positivo è un indizio e non una prova.
Una foto senza metadati è sospetta?
No, e questo è il motivo per cui i metadati non funzionano come prova. Quasi tutte le piattaforme di messaggistica e molti passaggi di riesportazione rimuovono i metadati di un'immagine senza nessuna intenzione di nascondere qualcosa. Una foto senza EXIF è la normalità, non un indizio.
Cosa deve chiedere un'azienda a un candidato che consegna una prova scritta?
Il file nel formato originale con la cronologia delle versioni attiva, invece del PDF finale, e una conversazione di quindici minuti sul contenuto di quello che ha consegnato. Chi ha scritto davvero un documento sa spiegare perché ha scelto una strada e non un'altra, e questa è una verifica che nessuno strumento di pulizia dei metadati può aggirare.